I due registi


Nei vostri films si nota un rimando ai temi dell'infanzia: onanismo, scatologia, complessi edipici e di castrazione. La vostra esperienza è stata così terribile?

Manglavite: In realtà una vera infanzia non l'ho mai avuta. Quando a quattro anni mio padre, al bar sotto casa, mi offrì una Coke, io equivocai e andai a lavorare in una miniera di carbone con turni di quindici ore al giorno: per forza che poi uno vede tutto nero...

di Grazia: La mia infanzia purtroppo è stata segnata dalla visione di un giornaletto pornografico raccattato in un cespuglio nei pressi di un oratorio: sesso e religione sono da allora, per me, temi inscindibili. Forse è per questo che normalmente copulo nella posizione del missionario.


A proposito di sesso: nella vostra produzione quanto ha pesato l'influenza di un regista godereccio come il Fellini del Casanova?

 

M.: Fellini lo considero assolutamente un fellone: avrebbe fatto meglio a dedicare la sua scarsa creatività alle scene di fellatio.

Il vostro ego è smisurato...


M.: Perché non ha ancora visto i nostri genitali...

Nei vostri films i personaggi femminili soffrono della cosiddetta "invidia del pene": cosa potreste dirci a questo riguardo?

 

D.: E' giusto parlare di "invidia del pene", ma con un'unica accezione: le nostre protagoniste femminili sono davvero incontentabili e sempre invidiose, appunto, del partner delle amiche.
Qui ci stiamo impantanando, non usciamo più da questo discorso...

M.: Mai provato ad uscire da una donna affetta da vaginismo? Crede che sia facile?

Veramente no.

M.: E da un uomo?

La conversazione trascende: vorrei ricordarvi che le domande qui le faccio io. Quali registi vi hanno maggiormente influenzati?

M.: Sicuramente Russ Meyer. E' stato un maestro sdoganando il genere softcore in un'America che aveva ancora pruriti maccartisti, rigurgiti ku-klux-klaniani e derive puritane. Russ Meyer è per me un filosofo, un pensatore, una sorta di Erasmo da Fotterdam. In due parole sceglieva per protagoniste sempre attrici dotate di tette enormi!

D.: Per me fondamentale è stato Rainer Werner Fassbinder: un vero eroe, anzi, più che un eroe un eroinomane! La sua marxiana e marziana teoria del conflitto applicata alla coppia, divisa tra un dominatore e un dominato, ci ha ispirato i personaggi delle mogli ambiziose nell'"Ultimo dei caimani". Dopo aver visto "Le lacrime amare di Petra Von Kant" mi sono scolato, per la commozione, una bottiglia di amaro: "Le lacrime amare di PETRUS Von Kant"!


Mereghetti l'ha scritto nel suo celebre dizionario, Kezich lo ricorda sempre dalle pagine del Corriere della Sera, Irene Bignardi lo dice ai clienti della sua pasticceria, Piera Detassis ne parla ai passeggeri del suo taxi, Cinghio sputa il rospo dal vostro sito, insomma ognuno dei soloni nostrani della critica ravvisa nell'OSCURISMO la trave portante delle vostre opere. Quanto quest'affermazione corrisponde a verità?

D.: Per la definizione di OSCURISMO rimando alla pagina iniziale del nostro sito. Amiamo la cultura: tra Michael Douglas e Douglas Coupland scegliamo senza indugio il secondo.

M.: Con l'oscurismo abbiamo visto la luce! La cultura non è per tutti ma per una cerchia ristretta di persone.

D.: Il cerchio si stringe...


Attenti a non morirne soffocati. Comunque, oscurismo a parte, si nota un certo ostracismo nei vostri confronti da parte della cultura ufficiale: siete mai stati invitati al Maurizio Costanzo Show?


M.: No. Evidentemente lui ritiene che la presenza di Yvonne Sciò sul palco sia più qualificante: THE SCIO' MUST GO ON!
Non è solo la cultura ad avercela con voi. Anche la magistratura ha ostacolato l'uscita del vostro primo film, "Espettorare è un po' morire".

M.: Siamo terribilmente indignati! All'epoca fu tutelata la libertà di espressione anche di Jimmy il Fenomeno (al secolo Origene Soffrano) in "Si ringrazia la regione Puglia per averci fornito i milanesi", mentre noi che esportiamo cultura di prim'ordine continuiamo ad essere perseguitati!

D.: In particolare il giudice Branduardo Chiavone ha un vero pallino per le denunce nei nostri confronti: vedremo di non togliergli il pane.


Per vilipendio alla religione?

D.: Vilipendio alla religione di Stato, oscenità, pornografia. Sempre condannati e sempre, dobbiamo precisare per amore della verità, con la concessione delle attenuanti generiche, anche in conseguenza delle nostre condizioni mentali.

La vostra vis polemica rimanda quasi certamente all'antagonismo militante di una certa sinistra d'avanguardia alla quale vi piccate d'appartenere. Venite dai centri sociali? Vi sentite dei NO GLOBAL ante litteram?

M.: Più che altro siamo no-globotomizzati: ruspanti e nostrani. Siamo noi stessi un centro ASOCIALE nel senso che non condividiamo alcuna posizione politica che sia mai stata espressa fino ad ora.

Eppure si ravvisa nelle vostre pellicole una sorta di anarchia...

D.: Non si lasci ingannare dal fatto che non abbiamo mai superato la fase anale.

Insisto. In voi c'è insito il seme della sinistra extraparlamentare.


D.: Ne dubito. Io personalmente soffro di oligospermia.
Eppure i vostri discorsi si rifanno a Marcuse.

D.: La smetta. Ha fatto una figura di merda: non peggiori la sua situazione.

In sintesi: tre parole per riassumere l'intera vostra opera.

M.: Sole, cuore e amore? Credo di no; preferiamo "Sòla , culo e afrore".

D.: E così sia.



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